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Roma Nostra allestisce stand in varie piazze e mercati di Roma, dove è possibile trovare:  

  • CD musicali con tante bellissime canzoni romane, interpretate dai più famosi artisti romani
  • DVD degli spettacoli inscenati al Teatro San Raffaele dalle "Innocenti Evasioni"  che come pochi, oramai oggigiorno, rappresentano una romanità pulita, senza volgarità, intrisa di poesia, musica, cultura, e allo stesso tempo divertente.
  • tante splendide immagini de Roma de 'na vorta e dell'Ottocento.
  • Il programma e le locandine degli spettacoli che Roma Nostra organizza.
  • Detti, proverbi antichi e sonetti di Gioacchino Belli in pergamena.

e poi si potranno chiedere informazioni e saperne di più sul laboratorio di Teatro Sociale delle "Innocenti Evasioni", ma anche scambiare opinioni, organizzare attività insieme, incentrate sulla nostra tradizione culturale e sui nostri artisti di tutti i tempi,
PERCHE' NOI AMIAMO ROMA E VIVIAMO DI ROMANITA'

SERENATE

serenata romanesca

L'Associazione Roma Nostra offre serenate per tutte le occasioni:
- serenate romantiche per corteggiare
- serenate per matrimoni
- serenate a dispetto

Le serenate vengono eseguite generalmente da quattro elementi:
- voce
- chitarra
- mandolino
- fisarmonica o pianola

L'Associazione propone anche serenate originali a 2 elementi in cui vengono recitate splendide poesie.

prezzo della serenata è 250 Euro

Contattateci per organizzare e decidere la vostra più bella serenata:romanostra@hotmail.it

ESEMPI DI SERENATE
AFFACCETE ANNUNZIATA e NINA, SE VOI DORMITE

Clicca per scaricare il file.

La serenata, canzone prettamente romanesca, è diventata il fulcro della canzone romana. Questa tradizione del nostro popolo, una volta diffusissima , alla quale sono state dedicate  tantissime canzoni e poesie, ha ispirato  storie drammatiche, raccontate in rima , secondo la tradizione letteraria romana, come questo celebre monologo di Cesare Pascarella:

LA SERENATA - (Cesare Pascarella)

Fu l’antra notte. Stavo pe’ anna’ a letto
Quanno, che d’è, te sento ‘na bussata.
chi e’? me fa: - vie’ giu’ che so’ ninetto, sbrighete,
ci ho da fatte ’na ambasciata. –
scegno. j’apro. me fa, dice: - righetto!
avevo d’anna a ffa ‘na serenata.
nasce da qui fin qui. - si benedetto;
ma, dico, a ‘st’ora qui? co’ sta nottata? –
dice: - er restante della compagnia
ce sta a aspetacce avanti l’orzarolo,
ar vicolo der pino. tira via! - zompo su a casa;
stacco er mandolino;
pijo er cortello, la pippa, er farajolo;
e annamo, assieme, ar vicolo der pino.

Ar vicolo der pino, sur cantone,
trovamo peppe cianca cor fischietto,
sciabbighella che armava er calascione,
e schizzo che portava l’orghenetto.
dar cicchettaro, li’, sotto ar lampione,
prima se sciroppassimo er cicchetto,
e doppo, annamo dritti p’er biscione,
piazza san carlo, traversamo ghetto...
sotto ar moro sentimo le campane
de san Francesco, batte er matutino.
Pioviccicava. Nun passava un cane.
Paremio ‘na pattuja de sordati.
Ar fine, ar vicoletto der rampino,
nino se ferma: - è qui? - Semo arivati.

Li’ proprio dove c’è la madonnella,
Che la notte j’accenneno er lumino,
io, peppe cianca, schizzo e sciabbighella
se mettessimo dentro a un portoncino.
Lui tirò un bacio su a ‘na finestrella,
e incomincio’ a cantà: “Fiore de spino,
più furgida tu sei più d’una stella.
Più candida tu sei d’un ginsurmino.”
Nun aveva finito er ritornello
quando sentimo un fischio in fonno ar vicolo.
Sangue de dio qui nasce ‘no sfragello!
sortimo fora e je se famo accosto;
ma ninetto ce fa: - nun c’e pericolo;
fermi ragazzi! Be’ che famo? Ar posto!

Intanto fra la nebbia, solo solo,
veniva avanti un omo incappottato.
Nino se pianta sotto ar muricciolo,
e, ridenno, je fa: - ben arivato!
L’antro zitto. Se leva er farajolo,
l’intorcina e lo butta sur serciato;
Dopo, striscianno sotto ar muricciolo,
je va addosso, e l’agguanta, Qui, ar costato.
Quanno se vedde luccicà un cortello,
strillo’: - madonna mia… mamma… ninetta… -
zittete, che me pare de vedello!
fece due passi, s’acchiappo’ a ’na stanga
de ‘na ferrata sotto a’na scaletta,
E casco morto giu’ drento a la fanga.

hai visto schizzo! frulla l’orghenetto,
zompa sur morto cor cortello in mano,
se mette a fugge’ giu’, per vicoletto,
e vedemo sparillo da lontano.
noi, j’annamo vicino, poveretto!
l’arzamo su, de peso, dar pantano
de sangue che j’usciva qui dar petto;
ancora rifiatava. piano piano.
riaperse l’occhi e, co’ la bocca storta,
ce fa: - bussate un tocco a quer portone,
che vojo rivedella un’antra vorta.
e mentre stavo a da’ l’ultimo tratto,
sentimo schizzo urla’ giu’ dar cantone:
- squajateve, regazzi, che l’ho fatto!