Roma Nostra allestisce stand in varie piazze e mercati di Roma, dove è possibile trovare:
CD musicali con tante bellissime canzoni romane, interpretate dai più famosi artisti romani
DVD degli spettacoli inscenati al Teatro San Raffaele dalle "Innocenti Evasioni" che come pochi, oramai oggigiorno, rappresentano una romanità pulita, senza volgarità, intrisa di poesia, musica, cultura, e allo stesso tempo divertente.
tante splendide immaginide Roma de 'na vorta e dell'Ottocento.
Il programma e le locandine degli spettacoli che Roma Nostra organizza.
Detti, proverbi antichi e sonetti di Gioacchino Belli in pergamena.
e poi si potranno chiedere informazioni e saperne di più sul laboratorio di Teatro Sociale delle "Innocenti Evasioni", ma anche scambiare opinioni, organizzare attività insieme, incentrate sulla nostra tradizione culturale e sui nostri artisti di tutti i tempi, PERCHE' NOI AMIAMO ROMA E VIVIAMO DI ROMANITA'
RECENSIONI
doppo er successo c'è quarcheduno che cià rugato
Pe' l'ennesima vorta perdonateme si nun scrivo co' l'endecasillabo
ma nun ciò avuto ancora tempo
e deppiù ancora me devo aripija
comunque avendo preso 'na marea de comprimenti
nun me posso lamentà
anche se la critica si costruttiva e non rosicatoria ce vole pe' mijorasse
allora ve spiego speranno che quarcheduno co' sta prosa stile zanazziano
magara ce se diverta e uno solo ce deve da rugà
allora uno m'ha detto sei stato bravo (parlamio solo de critiche)
ma vai mejo a memoria che quanno leggi!
e ciai raggione infatti er copione si potessi nun me lo porterei proprio (ao spiegamo noi famo spettacoli speciarmente indove ce piace da spiegà accussi come staveno le cose, quindi er copione serve armeno pe' le prime vorte, ma siccome se semo voluti superà, e chi fa l'attore pò capì e avemio fatto sei spettacoli diversi ind'un mese, er copione ce voleva)
n'antro, cià proprio rugato, che siccome fa l'attore nun s'aspettava tanta grazzia, aveva da di quarche stronzata pensanno d'esse superiore e invece siccome io ce studio come 'n pazzo, la figuraccia ce l'ha fatta lui.
La prima l'ha fatta riprendenno l'attrice che doppo du ore de spettacolo ha detto male Ciceruacchio, e nun se fa che dar pubblico te metti a coregge, è maleducazione.
La seconna minchioneria, l'ha detta criticanno che avemio messo la serenata der Belli doppo quella de Pascarella.
Allora prima cosa, nissuno ha mai detto de fa l'ordine cronologgico de la serenata, secondo poi Pascarella aricconta nel 18882 de 'na storia successa anni prima e se capisce da le descrizioni e siccome er Belli è morto nel 1863
và a finì che parlamio de lo stesso periodo.
Però lui dice che prima de Pascarella, la serenata era dedicata a la Madonna e no a la donna.
Scusa ma che cazzo dici, se "Vola l'Aritornello" era 'na prima forma de serenata che li romani tornati da la guera forzata de Napulione, cantaveno a l'innamorate, e stamio a parlà der primo ventennio der secolo, vedi che hai aperto la bocca sortanto pe daje fiato!?
Eppoi nun sapevi manco che Belli, l'urtimi anni manco ha scritto in romanesco ma solo inde la lingua itajana!
Concrusione ciai rugato a vede tanto de spettacolo che tu nun avressi saputo fa!
E nun dico er nome pe' nun fatte fa 'na figuraccia!
Introspezione del boia Mastro Titta
Lucio De Angelis. “Mastro Titta, storia di un assassino autorizzato”
All’Auditorium Santa Chiara dell’EUR-Torrino è andato in scena con successo lo spettacolo teatraleIntrospezione del boia Mastro Titta, storia di un assassino autorizzato, ispirato alla figura dell’ultimo boia di Roma.
Lo spettacolo, presentato dall’Associazione Roma Nostra, è stato patrocinato da Nessuno tocchi Caino e dal XII Municipio. Roma Nostra è un’Associazione impegnata nella salvaguardia della ‘romanità’ attraverso la divulgazione della cultura romana nei più svariati ambiti, dalla letteratura alla cucina, passando per il teatro.
In questa occasione l’Associazione ha voluto prendere una strada diversa da quelle precedentemente percorse, non puntando sul comico popolare (settore che ha trattato sempre con una forte impronta culturale), non cercando quindi in una sana risata l'emozione primaria, ma creando uno spettacolo incentrato sul tema, più che mai attuale e vivo della pena di morte con un messaggio forte che è nato dal cuore, dalla testa, dalla realtà, dalla storia di un mondo lontano, ma che alla fine è molto più vicino di quanto non si vuole vedere.
Introdotto da un appassionato ed appropriato intervento sul tema delle esecuzioni capitali dell’Assessore alla Cultura Massaro del XII Municipio,Introspezione del Boia Mastro Titta, storia di un assassino autorizzato parla della vita, tratta dalle sue stesse memorie, di Giovanni Battista Bugatti, (1779 – 1869), boia del Papa-Re.
La sua carriera di incaricato delle esecuzioni delle condanne a morte, iniziò il 22 marzo 1796 e fino al 1864 totalizzò ben 516 “servizi” tra suppliziati e giustiziati. Le sue operazioni sono tutte diligentemente descritte nelle sueMemorie, fino al 17 agosto 1864, quando Papa Pio IX gli concesse la pensione con un vitalizio mensile di 30 scudi.
«L'esordio, nella mia carriera di giustiziere di Sua Santità», narra Bugatti «lo feci impiccando e squartando a Foligno Nicola Gentilucci, un giovinotto che, tratto dalla gelosia, aveva ucciso prima un prete e il suo cocchiere, poi, costretto a buttarsi alla macchia, grassato due frati».
A Valentano, presso l'archivio storico, è reperibile la testimonianza della sua prima esecuzione nella località di Poggio delle Forche. Mastro Titta stesso racconta la sua prima esecuzione valentanese: «Il 28 marzo 1797, mazzolai e squartai in Valentano Marco Rossi, che aveva ucciso suo zio e suo cugino per vendicarsi della non equa ripartizione fatta di una comune eredità».
Il nomignolo dato al Bugatti fu poi esteso anche ai suoi successori, ed in alcune terre che fecero parte dello Stato Pontificio - ma a Roma in particolar modo - il termine “mastro Titta” è direttamente sinonimo di boia.
Bugatti viveva nella cinta vaticana sulla riva destra del Tevere, in Borgo, e nella città “civile” normalmente non doveva entrare (donde il proverbio “Boia nun passa Ponte”, per dire - ognuno se ne stia nel suo pezzo di mondo). Ma siccome a Roma le esecuzioni capitali pubbliche decretate in nome del Papa-Re, soprattutto quelle che dovevano essere “esemplari” per il popolo, non avvenivano nel borgo papalino, ma nella città dei romani - a Piazza del Popolo, o a Campo de' Fiori, o nella piazza del Velabro - e comunque sull'altra sponda del Tevere, in eccezione al divieto il Bugatti doveva attraversare Ponte Sant'Angelo per andare a compiere i suoi servigi. Questo fatto diede origine all'altro modo di dire romano “Mastro Titta passa ponte” per dire che era in programma per la giornata l'esecuzione di una sentenza di morte.
Lo spettacolo è stato scritto da Claudio Fois, che ne ha curato anche la regia, e Andrea Furbini con la collaborazione di Emilia Furbini e interpretato da Ennio Proietti, Andrea Furbini, Stefania Caprini e la danzatrice Giuditta Cambieri. Belle le musiche originali di Letizia Lucchesi, ben eseguite dalla chitarra di Luca Agliani e dalla fisarmonica di Stefano di Sturco.
Lucio De Angelis
(da Notizie radicali, 28 ottobre 2008)
Vita magistra historiae
Vita magistra historiae Le "Innocenti evasioni" propongono il 14, 18 e 19 settembre
"In saecula saeculorum" Roma ieri, oggi... e avanti accussì.
Il panorama del teatro contemporaneo grida a gran voce, ormai da tempo, di vivere una crisi incontrovertibile. Di fronte ad una malessere è sempre necessario esaminare i sintomi per giungere alle cause, alle radici, ai germi scatenanti, questa già da parecchio tempo è la sfida dei teatranti. Così scavando nella storia del dramma è emerso lampante un carattere apparentemente scontato ma mai dimenticato: "Il teatro è arte di persone". E' la compresenza di persone in forma di pubblico e attori a rendere il teatro un'arte in equiparabile, un bagaglio di cultura umana prima che di opere letterarie o di altro genere. Semplicemente un uomo che si immola e rappresenta altri uomini, ne condivide lo stesso spazio, e ne guida la riflessione.
Appare evidente che la kermesse "In saecula saeculorum" coglie in pieno tutte le funzioni essenziali del teatro come lo conoscevano i padri della tragedia ed i comici dell'arte. Dai primi prende la riflessione sulla congregazione, il mito immortale delle origini comuni; lo fa riproponendo un percorso che attraversa più di due secoli di storia romana, offerta al pubblico tramite le poesie ed i brani più incisivi dei grandi autori della Città Eterna. Dai secondi prende, invece, la straordinaria passione per la verità, la capacità di trasporre sulla scena i vizi e le virtù, i grandi motori di identificazione che colpiscono ed attirano il pubblico, non dimenticando che parlare di cibo, di amore, di intrighi, d'onore e di potere suscita il riso, ma allo stesso tempo tocca le corde più profonde dell'animo umano. Così una scena apparentemente scarna si riempie, la musica prende corpo, le melodie degli stornelli, delle serenate e delle ballate si fanno volumi che farciscono di colore il palco, le poesie un po' pungenti, ma sempre pronte a regalare una risata si fanno specchio della proteiforme identità romana; si da agli spettatori occasione di apprendere in quanto romani la propria storia, di indagarla per mezzo degli occhi e delle sensazioni suggerite da Pascarella, Zanazzo, Trilussa, Belli, Petrolini, Fabrizi e Fiorini, tutti artisti che hanno saputo cogliere con eccezionale sensibilità i caratteri peculiari del rapporto Roma-romani.
Lungo lo snodarsi dello spettacolo, chi è romano percepisce un elogio ai propri natali, e sembra di vederla Roma, col suo volto che le viene dai millenni, dai suoi re, i suoi Papi, i suoi briganti, le sue rovine e le sue pigrizie, perché Roma è bella così com'è, con quei colori tutti speciali di Trastevere al calar del sole, col lento scorrere del fiume che ha visto passare di ponte in ponte storie di gloria, di delitti, di amori, storie di un popolo tanto invidiato e per questo criticato, ma sempre fiero di se stesso. Sebbene la compagnia "Innocenti Evasioni" sia nata in tempi recentissimi, si propone come fine un grande obiettivo: promuovere la cultura capitolina ai romani, perché mai dimentichino che ponendo le domande giuste alla loro vita, Roma rivelerà loro i segreti della storia.