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Roma Nostra allestisce stand in varie piazze e mercati di Roma, dove è possibile trovare:  

  • CD musicali con tante bellissime canzoni romane, interpretate dai più famosi artisti romani
  • DVD degli spettacoli inscenati al Teatro San Raffaele dalle "Innocenti Evasioni"  che come pochi, oramai oggigiorno, rappresentano una romanità pulita, senza volgarità, intrisa di poesia, musica, cultura, e allo stesso tempo divertente.
  • tante splendide immagini de Roma de 'na vorta e dell'Ottocento.
  • Il programma e le locandine degli spettacoli che Roma Nostra organizza.
  • Detti, proverbi antichi e sonetti di Gioacchino Belli in pergamena.

e poi si potranno chiedere informazioni e saperne di più sul laboratorio di Teatro Sociale delle "Innocenti Evasioni", ma anche scambiare opinioni, organizzare attività insieme, incentrate sulla nostra tradizione culturale e sui nostri artisti di tutti i tempi,
PERCHE' NOI AMIAMO ROMA E VIVIAMO DI ROMANITA'

Personaggi
Sordi - Fabrizi - Amici - Ferri
Alberto Sordi

Io so' sicuro che nun sei arivato
ancora da San Pietro in ginocchione;
a mezza strada te sarai fermato
a guardà 'sta fiumana de perzone.

Te rendi conto si cch'hai combinato?
Questo è amore sincero, è commozzione,
rimprovero perchè te ne sei annato,
rispetto vero: tutto pe' Albertone.

Starai dicenno: "Ma che state a ffà?
Ve vedo tutti tristi, ner dolore".
E ciai raggione! Tutta la città

sbrilluccica de lagrime e ricordi!
Chè tu nun sei sortanto un granne attore,

tu ssei tanto de ppiù: sei Alberto Sordi!

Iniziamo così , con un sonetto, nello stile di Roma Nostra  con la voglia sempre di raccontare in versi, Roma e i suoi grandi, a parlare di uno dei suoi più grandi , Alberto Sordi.
Non a caso ho deciso di dedicare questo spazio ad un grande attore, dopo aver parlato di un grande interprete della canzone romana Alvaro Amici, perché il destino  ha fatto si che due grandi artisti romani, ci lasciassero quel triste fine febbraio del 2003, ad un solo giorno di distanza l’uno dall’altro.

Albertone, classe 1920, ci ha lasciato il 25 Febbraio del 2003, e Roma lo pianse come per nessuno era mai stato fatto prima,  ma non solo lacrime ci furono quel giorno, la cosa straordinaria per un simbolo della romanità è che la tristezza fu accompagnata dalla poesia (come questo splendido sonetto scritto e recitato da G. Proietti al suo funerale) e dall’ ironia che è del popolo romano.

Attore e regista italiano, comincia a recitare a metà degli anni '30 dividendosi fra l'avanspettacolo, il teatro di rivista e piccole comparse al cinema (dà la voce a Ollio/O. Hardy).
Il primo film da coprotagonista è I tre aquilotti (1942) di M. Mattoli, anche se negli anni '40 i maggiori successi gli vengono dal teatro leggero e dalla radio, medium nel quale Sordi sperimenta e costruisce una galleria di personaggi che porterà infinite volte e con grande successo al cinema, ritraendo un uomo banalmente medio la cui apparente cattiveria nasconde una malcelata ingenuità, un cialtrone sostanzialmente vigliacco, uno sbruffone succube delle circostanze, un individuo in bilico fra la tragedia e la farsa.

F. Fellini si accorge del suo immenso talento e lo chiama a interpretare il meschino divo dei fotoromanzi di Lo sceicco bianco (1952) e il nullafacente Alberto in I vitelloni (1953). La consacrazione definitiva arriva con Un americano a Roma (1954) di Steno, in cui Alberto interpreta Nando Moriconi detto «l'americano» (personaggio già proposto in un episodio di Un giorno in pretura, 1953, dello stesso Steno), grottesco manifesto dell'utopistico provincialismo italiano.

Grazie ai tanti volti della sua maschera attoriale e alla fortunata collaborazione con lo sceneggiatore R. Sonego, diventa in breve il principale artefice del successo della commedia all'italiana, recitando in numerosissimi film che compongono un mosaico nel quale si riflette l'Italia di questi anni. Nel 1959 è nelle commedie Il vedovo di D. Risi e Il moralista di G. Bianchi, oltre a mostrare il suo lato più dolente in La grande guerra di M. Monicelli; seguono altri successi in commedie e film più sofferti come Tutti a casa (1960) di L. Comencini, Una vita difficile (1961) di D. Risi, Mafioso (1962) di A. Lattuada, Il maestro di Vigevano (1963) di E. Petri, Il boom (1963) di V. De Sica, Detenuto in attesa di giudizio (1971) di N. Loy e Lo scopone scientifico (1972) ancora di Comencini. Nel 1966 debutta alla regia con Fumo di Londra, cui seguono numerose altre prove non sempre all'altezza della bravura del Sordi attore.

Pur insistendo sulle tonalità istrioniche che hanno costruito il suo successo e la sua grandezza, come dimostra ad esempio con i toni fermamente grotteschi di Un borghese piccolo piccolo (1977) di M. Monicelli, dal romanzo di V. Cerami, nella seconda parte della carriera (dalla seconda metà degli anni '70 in poi) Sordi sfronda il suo cinema dalla cattiveria descrittiva e dalla satira feroce, per assumere invece irrisolti toni moralisti e atteggiamenti piattamente paternalistici quali quelli che emergono in film come Un tassinaro a New York (1987), Nestore, l'ultima corsa (1994) e Incontri proibiti (1998), tutti da lui diretti. Resta comunque l'importanza decisiva di un artista che, come pochi, ha saputo raccontare l'Italia del secondo Novecento riuscendo a specchiare e influenzare i molti vizi e le poche virtù dell'italiano comune.

Concludiamo allegramente questa pagina dedicata al nostro grande Albertone, con una simpatica canzone scritta da lui e cantata a San Remo.

 

E VA E VA
Me saro’ chiesto cento, mille volte
io che nun so ne’ re ne’ imperatore
che ho fatto pe’ trovamme ’sta regina ner letto,
fra le braccia in fonno ar core
e datosi che sei cosi’ preziosa stasera io te vojo di’ ‘na cosa…

Te c’hanno mai mandato a quer paese?
Sapessi quanto gente che ce sta’…
er Primo Cittadino e’ amico mio
tu dije che te c’ho mannato io…

 … e va….. va avanti tu che adesso c’ho da fa’
sarai la mia meta’ ma si nun parti diventi n’artro po’ la mia tre quarti
E va…e va… nun poi sape’ er piacere che me fa’
magari quarche amico te consola
cosi’ tu fai la scarpa e lui te sola
io te ce manno sola sola senza de me.

Gia’ che ce so’ me levo st’artro peso co’ te,
che fai er capoccia e stai piu’ su te sei allargato troppo..
senti…’a coso… mica t’offenni se te do’ der tu?
Te c’hanno mai mannato a quer paese?
Sapessi quanta gente che ce sta’
a te te danno la medaja d’oro e noi te ce mannamo tutti in coro.

E va… e va….. chi va co’ la corente e’ ‘n’baccala’
io so’ salmone e nun me mporta gnente a me me piace anna’ contro corente….
E va….. e va….. che piu’ sei grosso e piu’ ce devi anna’
e t’aritroverai ner posto giusto e prima o poi vedrai ce provi gusto….
Solo scherzando, sto solo cantando, Sto solo a scherzà,
Pardon, pardon, pardon.
'n mpar de...

Ma quanno la matina sto allo specchio
c’e’ un fatto che me butta giu’ er morale
io m’aritrovo sempre ar gabbinetto e ma ricanto addosso ’sto finale…
Te c’hanno mai mandato a quer paese?
Sapessi quanto gente che ce sta’…
cosi’ che m’encoraggio e me consolo cor fatto de mannammece da solo…
E va…. e va… che si ce devi anna’, ce devi anna’….
tanto si t’annisconni dietro a ‘n’vetro ‘na mano c’hai davanti e n’artra dietro e va…
e va….. e’ inutile che stamo a litiga’, tenemose abbracciati stretti stretti,
che tanto prima o poi c’annamo tutti, a quer paese tutti,
 a quer paese tutti,  a quer paese tutti,
(voce):aho’, ma tu che fai? Nun venghi?
Chi e’, aho’… e come, nun vengo? Pe’ forza.

Aldo Fabrizi



Nacque a Roma il primo Novembre del 1905; all'eta di 11 anni perde il padre ed e' costretto ad iniziare a lavorare: scrive testi di poesie e di canzoni. Conosce sul set Reginella, che diventerà la sua compagna di vita.
Fabrizi si trovava perfettamente a suo agio nei ruoli brillanti così come in quelli drammatici; nonostante sia considerato uno dei migliori comici romani, il suo nome è solitamente legato al famoso film Roma città aperta (1945), basato sugli ultimi giorni dell'occupazione di Roma da parte delle milizie naziste alla fine della seconda guerra mondiale. Oltre ad essere un'eccellente attore, scrisse la sceneggiatura per alcuni dei molti titoli in cui lavorò, ne diresse lui stesso qualcuno, e ne produsse perfino due.
 Invece di elencare la sua filmografia, a questo punto come sempre nello spirito di Roma Nostra, vi raccontiamo un po’ della sua carriera in versi con una deliziosa poesia di Lando Fiorini:

Dedicato ad Aldo Fabrizi

A ragazzi, me pare ieri che lui stava ar monno
Du’ occhi a palla ‘n ber pancione tonno
‘n comico ‘n poeta ,’n granne attore
che parlava coll’ anima e cor core.
Iniziò quanno era ragazzetto
A fa le serate ar pidocchietto
Senza copione a barbottà er romano
E tutti se spellavano le mano!
Poi li successi , ar cinema ‘n creatore
“Guardie e ladri”,”mio figlio professore”
“Campo dei fiori “,”Prima comunione”
e lui sempre bello pacioccone!
Ma er massimo der mejo ce l’ha dato
Quanno è che fece er prete a” Roma città aperta”
Ancora me ricordo quela scena
De quanno lo fucileno alla schiena!
A chi è che nun j’è venuto ‘n groppo ‘n gola
Ma chi se lo credeva così granne
C’ aveva fatto ride fino allora
E mò sapeva pure facce piagne!
Quanno è annato in paradiso
Sulle labbra aveva ‘n gran soriso
Ha bussato ,San Pietro j’ha risposto:
“Aldo viè pure avanti che c’è posto”
Poi l’ha portato dietro ‘na nuvoletta e appena soli
J’ha chiesto la ricetta de come se fa la pasta coi fagioli
De come se prepara la pajata
De come se cucina er baccalà.
Le feste che je fanno sur nel cielo!
E so tutti contenti l’ angioletti
Mò che ce sta lui da qui all,eternità
S’abbufferanno sempre de spaghetti!

Dopo questo speriamo gradito intermezzo, riprendiamo la narrazione giungendo agli anni '60 e '70, quando apparve anche in due diverse edizioni del musical "Rugantino", in una piece teatrale, e in diversi programmi televisivi. Il cibo era probabilmente l'attività preferita di Fabrizi (si dilettava tanto a preparare piatti quanto a... mangiarseli); ciò dava ragione della sua massicia corporatura, una caratteristica che sfruttava assai bene nell'interpretare i suoi personaggi. Nell'ultimo periodo, con suo grande rammarico, problemi di salute lo costrinsero ad evitare gli eccessi alimentari, e a mettersi a dieta. Due raccolte di poesie, "La Pastasciutta" (1971) i cui temi principali sono il cibo e le sue ricette preferite con la pasta, e "Nonna Minestra" (1974), testimoniano questa sua passione.
Riportiamo qui due sonetti che spesso vengono utilizzati negli spettacoli delle ”Innocenti Evasioni”.

La Dieta

me pare un anno e so' du' settimane.
 
Nemmanco dormo più, le notti sane,
pe' damme er conciabbocca a le torture,
le passo a immaginà le svojature
co' la lingua de fòra come un cane.
 
Ma vale poi la pena de soffrì
lontano da 'na tavola e 'na sedia
pensanno che se deve da morì?
 
Nun è pe' fà er fanatico romano;
però de fronte a 'sto campà d'inedia,
mejo morì co' la forchetta in mano!

MAGNÀ E DORMÌ

So' du' vizietti, me diceva nonno,
che mai nessuno te li pò levà,
perché so' necessari pe' campà
sin dar momento che venimo ar monno.

Er primo vizio provoca er seconno:
er sonno mette fame e fà magnà,
doppo magnato t'aripija sonno
poi t'arzi, magni e torni a riposà.

Insomma, la magnata e la dormita,
massimamente in una certa età,
so' l'uniche du' gioje de la vita.

La sola differenza è questa qui:
che pure si ciài sonno pòi magnà,
ma si ciài fame mica pòi dormì.

Il commendator Fabrizi si spense il 2 Aprile del 1990 e con lui forse è andata via quella romanità bella ,pura e pulita che tanto piace a Roma Nostra.


Alvaro Amici



LA VITA E' N'OSTERIA

SO' QUESTI LI ROMANI


Nasce il 21 febbraio 1936 a Roma, nel quartiere Garbatella, sesto di sette fratelli; il padreTullio era elettricista e la madre Giuseppa casalinga.
Di famiglia modesta, cresciuto negli anni segnati dalla Seconda Guerra mondiale, Alvaro inizia a lavorare sin dai tempi delle scuole elementari, impiegandosi come orefice, tornitore in un'officina meccanica, e infine pittore edile.
Ma da sempre la sua grande passione è il canto, un dono innato coltivato interamente da autodidatta già da bambino, quando cantava a scuola nascosto dietro la lavagna per timidezza. Passata l'adolescenza, parte per il servizio militare, durante il quale si esibisce in qualche festa per i suoi superiori, e riesce ad ottenere parecchi permessi di uscita per andare a far le serenate alla sua fidanzata Cristina. Nel '60 si sposa e diventa papà di una bambina, Laura. La sua voce inizia a farsi notare nei ristoranti di Roma e nelle strade dove canta serenate; il repertorio di quel periodo comprende le canzoni che cantano tutti i ragazzi della sua età (Villa, Dallaraetc.).

Partecipa a numerosi concorsi per dilettanti, ma viene sempre scartato, perché creduto un professionista. Sembra che non ci sia nulla da fare per la carriera di cantante di Alvaro, che quindi torna ad accontentarsi del lavoro di pittore edile. Ma inaspettatamente nel '61 giunge un'opportunità: viene invitato per un provino da una casa discografica di Napoli, la Vis Radio, e da lì a poco esce il suo primo disco 45 giri, dal titolo Stornelli maliziosi, a cui seguiranno altre 12 serie.

Con la Vis Radio rimane fino al '67, incidendo canzoni romane classiche ed altre scritte per lui, e ottenendo un successo sempre crescente: le vendite sono tanto alte da superare persino Rita Pavone. In questi anni nascono Fabrizio ('62), Corrado ('63) e Riccardo ('66). Dal '68 al '71 realizza 45 giri per due etichette musicali di Milano, la Geas e la Pig. Nel '72 lavora per la casa discografica "Saar" ed esegue solo classici. Vi rimane fino al '75, anno in cui incide i 12 successi all'italiana del reuccio con il maestro Mario Battaini. Sempre nel '72 nasce l'ultimo figlio, Serghei e comincia a lavorare al cinema, con alcune particine in qualche film: "Roma" di Fellini, "Fratello sole sorella luna" di Zeffirelli; poi nel '76 recita in "Ragazzo di borgata" di Giulio Paradisi, nel '79 ne "Il minestrone" con Sergio Citti, Roberto Benigni e Ninetto Davoli, nell'82 ne "Il conte tacchia" con Enrico Montesano. Dal '77 al '79 firma un contratto con la Fonit Cetra, per la quale incide due LP, "Roma de mi madre" e "Roma canta", con l'orchestra del maestro Elvio Monti.

Nell '80 arriva la sua prima autoproduzione, un LP dal titolo "Serenata de papà", dedicata alla figlia Laura. Questo periodo segna un gran successo: tra l'80 e l'82 si esibisce a Napoli al teatro Margherita, parte per il Canada per una tournèe, e a Roma porta in teatro "La Passatella" e "Favola Romana", due rappresentazioni drammatiche in puro stile Romanesco. Tra serenate e feste di piazza, non sa più a chi dare il resto. A San Basilio si esibisce davanti ad un pubblico di 35.000 persone venute a sentirlo cantare. Nell'83 incide un 45 giri dedicato alla Roma dello scudetto. Nell' 86 apre un locale in via del Velabro 10 (Circo Massimo), nel quale Alvaro ama esibirsi con i parenti e i loro amici più intimi, cantando rigorosamente dal vivo. Nel '87 esce "Ricordi de 'na vita". Tra l'89 e il '90 inizia la collaborazione con l'autore Lanfranco Giansanti, che darà vita all'LP "Sospiri de Roma". La sua ultima incisione è del 2000, "Pupetta mia".

Alvaro si spenge il 25 febbraio del 2003.


Gabriella Ferri


SINNO' ME MORO


(Roma, 18 settembre 1942 – Corchiano, 3 aprile 2004) è stata una cantante italiana di musica leggera, nota per le interpretazioni delle canzoni popolari romane .
Nata e cresciuta nel quartiere romano del Testaccio, è figlia di Vittorio, un commerciante ambulante di dolci ammiratore della canzone in dialetto romanesco; smette ben presto di studiare a causa di un incidente.

Gabriella ha l'ambizione di diventare una indossatrice e per realizzare questo mestiere svolge tantissimi lavori come l'operaia e la commessa.
Conosce Luisa De Santis (figlia del regista Giuseppe, celebre per "Riso amaro") e ne diviene molto amica: insieme danno vita ad un duo, con il nome di Luisa e Gabriella, che cerca di riscoprire il repertorio folk romano. Iniziano così i primi spettacoli, basati sul repertorio tradizionale della canzone romanesca (come Barcarolo romano) e su canti da osteria (come La società dei magnaccioni), e una sera, all'Intra's Club di Milano (in quel periodo sono ospitate da Camilla Cederna), vengono notate da Walter Guertler, che le mette sotto contratto e pubblica il loro primo 45 giri con la Jolly, una rielaborazione del brano popolare La società dei magnaccioni.

Sempre nel 1963 hanno la prima esperienza in televisione, nella trasmissione La fiera dei sogni presentata da Mike Bongiorno, in cui cantano La società dei magnaccioni che, nei giorni seguenti all'apparizione televisiva, vende più di mezzo milione di copie.
La Jolly immette dunque sul mercato un nuovo singolo delle artiste che attingono questa volta al folk siciliano e anche questo secondo singolo riscuote un discreto successo e le artiste incidono un terzo 45 giri composto da La povera Cecilia, una canzone tradizionale spesso cantata dai menestrelli e nel lato B da È tutta robba mia, presa a prestito dallo spettacolo La manfrina e musicata da Ennio Morricone.

Il duo però non dura, a causa della timidezza di Luisa che non ama cantare in pubblico; Gabriella continua quindi da sola, incidendo anche un album nel 1966; dello stesso anno è una tournée in Canada, assieme ad altri esponenti del folk come Caterina Bueno, Otello Profazio e Lino Toffolo in uno spettacolo teatrale che ha la regia di Aldo Trionfo.
Gabriella Ferri, alla fine del 1969 pubblica l'album Gabriella Ferri, in cui canzoni più moderne si affiancano a brani della tradizione come Ciccio Formaggio; il disco è importante anche per il tentativo di creare una nuova canzone romanesca che si riallacci alla tradizione, ed emblematiche in questo senso sono Sor fregnone, scritta dalla Ferri su una musica di Vittorio Nocenzi (il tastierista del Banco del Mutuo Soccorso), e Sinnò me moro, canzone scritta nel 1961 dal regista Pietro Germi su musica di Carlo Rustichelli per il film Un maledetto imbroglio e cantata dalla figlia di Rustichelli, Alida Chelli (Gabriella l'aveva già incisa nel 1963 con Luisa De Sanctis).
Nel corso degli anni il suo fisico, da magro e sottile che era, si è andato via via irrobustendo e questo nuovo aspetto fa parlare di lei come di una mamma Roma che tiene testa (in Tv in una trasmissione che è divenuta culto, più volte trasmessa) a Claudio Villa: stornellando, i due si dicono le cose peggiori e Gabriella ne esce come l'erede di un genere romanesco che non è solo voce, ma anche aspetto.
È così che si appropria delle canzoni, vecchie o nuove non importa, che le diano la possibilità di costruire dei veri e propri numeri, quasi delle «macchiette», nelle quali però non c'è imitazione dei vecchi artisti napoletani ma il filtro di una personalità esuberante e irrefrenabile: così Dove sta Zazà, che nel dopoguerra era stata il simbolo dell'Italia dissolta («Dove sta Zazà/ uh Madonna mia») tornava ad essere nella sua interpretazione un brano intriso di perfidia e di amarezza, e così era per Ciccio Formaggio.

Negli anni '70 aumentano le sue apparizioni in televisione: una serata speciale le era stata dedicata nel 1971, Questa sera... Gabriella Ferri.
In seguito, Gabriella torna  a dedicarsi unicamente alla musica e soprattutto per questa noi amiamo ricordarla, per il suo contributo alla canzone romanesca che, con le sue interpretazioni così personali, ha  reso celebre in tbutta Italia.
Nel 1997 incide un album, Ritorno al futuro, poi il ritiro definitivo dalle scene, anche a causa di ricadute nella grave depressione che la tormentava a fasi alterne da anni; a parte qualche sporadica apparizione in spettacoli televisivi, scelse di condurre vita ritirata, anche se negli ultimi anni prima della scomparsa aveva riniziato ad apparire in televisione.

Il 3 aprile 2004 Gabriella Ferri muore, in seguito alla caduta da una finestra della sua casa di Corchiano (Viterbo). Soffriva purtroppo da tempo di depressione a fasi alterne, e aveva già tentato il suicidio nel 1975 in seguito alla morte del padre Vittorio. Tuttavia la famiglia smentisce ogni ipotesi di suicidio, ipotizzando che si possa essere trattato di un malore, causato magari dai medicinali antidepressivi di cui la cantante faceva uso. La famiglia inoltre sostiene che non è stato lasciato nessun biglietto di addio, e che inoltre la cantante avrebbe dovuto partecipare, il lunedì successivo alla morte, ad un programma televisivo, al quale non intendeva assolutamente mancare.
Per volontà del sindaco di Roma, Walter Veltroni, la camera ardente viene allestita in Campidoglio, nella Sala Protomoteca, dove migliaia di romani le rendono omaggio.